Eutanasia di fatto. Condanno la Consulta.

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La sentenza emessa a settembre 2019 dalla Corte costituzionale ha dichiarato non punibile l’accesso al suicidio assistito in presenza di alcuni elementi. Non è punibile, infatti, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente “che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile” e fonte “di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili”, ma anche che sia “pienamente capace di intendere e di volere”.Ebbene oggi sulla base della citata sentenza, Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti.

Davide Trentini era malato di sclerosi multipla, non era in fin di vita e non era sostenuto da macchinari esterni.

Tuttavia, l’associazione Luca Coscioni ha ribadito che sono tre i requisiti che devono essere posseduti e che Davide Trentini aveva una patologia irreversibile, che era fonte di sofferenze intollerabili e che aveva la capacità di intendere e volere. Peraltro, sono stati considerati dal giudice come trattamenti di sostegno vitale le operazione per le evacuazioni corporee e i trattamenti farmacologici.Come mi aspettavo la sentenza della Corte costituzionale ha aperto la strada al diritto di morire.

Chi può valutare quando la sofferenza è insostenibile? Quindi io malata di sclerosi multipla, di 37 anni, madre di tre figli piccoli, con dolori diffusi agli arti posso già dire che per me la sofferenza è troppa e quindi il suicidio può diventare una mia scelta? Risposta affermativa secondo la sentenza di assoluzione di oggi.Chi potrebbe impedirlo? Il suicidio a spese dello Stato è diventata un’opzione per chi ha patologie degenerative come le mie. È terribile!

Perché questa non è libertà, morire perché non sostenuti nella sofferenza è una sconfitta.

Lottare per la ricerca di una cura, per sostenere al meglio la vita, per le cure palliative per il dolore, questa è la strada. Il giudizio sulla sofferenza è talmente personale che infondo non ci sarebbe più alcun limite. Chiunque potrebbe ricorrere alla morte.

Aver messo sullo stesso piano suicidio e cura, suicidio e vita, è la più grande sconfitta della nostra comunità e di questo dobbiamo ringraziare i 15 giudici che siedono fra i banchi della corte costituzionale.

Deborah Giovanati
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