La mia Niguarda. Quando le priorità sugli interventi urbanistici sono fondamentali.

La mia Niguarda. La mia casa. In questi anni è stata abbandonata dall’amministrazione comunale, nonostante le nostre numerose richieste.

Tranne che per una cosa. L’amministrazione si é fissata per la chiusura di Piazza Belloveso.

Beppe Sala doveva mettere la sua bandierina di urbanistica tattica anche in periferia, quindi tolti i parcheggi e pittato per terra con colori già sbiaditi, ecco che i milanesi pagano 35.000€.

Ora intende rendere definitiva la pedonalizzazione.

L’assessore alla mobilità del Comune di Milano annuncia sul suo profilo Facebook il rifacimento definitivo di Piazza Belloveso.

990 mila euro costo dell’opera, ma con la stessa cifra potevamo quantomeno rifare strade, marciapiedi e abbattere le barriere architettoniche del quartiere. Le priorità erano ben elencate in una delibera del #Municipio9 dopo un confronto con i cittadini.

Quella piazza non era la priorità. Il quartiere ha bisogno di altre attenzioni. Prima avrei risolto queste, anziché spendere i soldi dei milanesi solo per perseguire un proprio progetto ideologico fuori dalla realtà.

Un nuovo modo di fare centri donna

CENTRO MILANO DONNA del MUNICIPIO 9 - PUNTO VIOLA In questi giorni abbiamo visto tutti i numeri sulla perdita del lavoro, sulla disoccupazione. In #Municipio9 abbiamo deciso di investire sul lavoro delle donne. Le donne assistono, non hanno bisogno di essere assistite. Hanno bisogno di essere ascoltate, consigliate e indirizzate. Ma poi ce la fanno perfettamente da sole. È questo il messaggio da far passare: facciamo già molto, ora la comunità deve supportarci. Il Bando per partecipare alla creazione del CMD del Municipio 9 Punto Viola è pubblicato sul sito del Municipio 9 e scadrà l’ 8 marzo 2021, in occasione della festa delle donne.

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PROGETTO G124 di Renzo Piano. Riqualificazione dell’immobile di Via Ciriè

Ora in un libro la descrizione dell’intervento di riqualificazione che nel 2019 abbiamo realizzato nella Casa di Quartiere #Cirié9.

La sede del nostro centro aggregativo che versava da troppo tempo in uno stato di degrado e abbandono.
Si è potuto realizzare grazie alla collaborazione del Politecnico di Milano, del Senatore a vita Renzo Piano e alle tante aziende del territorio che hanno donato il materiale.

Portare bellezza per ridare dignità ad un quartiere di Deborah Giovanati

Quando si parla delle periferie di una grande città la tematica della bellezza è ricorrente. La realtà dei nostri quartieri è complessa e il degrado urbano, la sporcizia lasciata ai margini delle strade, i marciapiedi dissestati, il verde poco curato, la scarsa illuminazione portano ad un malcontento nella cittadinanza che rischia di acuire le fragilità già presenti. Nel brutto e nel disarmonico non si vive bene. E quando si parla di bellezza è chiaro che non si tratta solamente di una questione estetica, ma implica qualcosa di più profondo che c’entra con l’animo umano. 

Il disordine urbano dei nostri quartieri rischia di oscurare la ricchezza che in essi si sviluppa, l’impegno di tantepersone che nel tempo hanno dato vita ad associazioni, enti no profit, comitati, l’attività delle parrocchie di zona: risposte ai bisogni che emergono nel territorio, intensificati anche dalla recente crisi economica e della mancanza di lavoro.  

Come amministratori abbiamo il compito di valorizzare questo lavoro e di non far sentire sole le nostre comunità davanti alle sfide del tempo.  Questo è quello che è accaduto con il progetto del Senatore Renzo Piano. È stata la necessità di riportare bellezza nel quartiere popolare di Niguarda che ha reso possibile l’incontro tra il Municipio 9 e il progetto G124. Ci siamo confrontati in modo serrato con il Politecnico ed è stato da stimolo vedere l’energia del gruppo del progetto G124, Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri e Sara Sapone, guidate da Raffaella Neri. Il progetto è diventato l’occasione per consolidare i rapporti con le associazioni presenti nella struttura, di sensibilizzazione i cittadini nel considerarla come la loro “casa”, dove tutti possono contribuire a renderla migliore, per il bene di tutto il quartiere. Avere lo sguardo aperto su quello che accade può risvegliare anche la voglia di rimettersi in moto. Questo è accaduto con alcuni ragazzi del centro aggregativo, “Posso aiutarvi anch’io”, questa la reazione spontanea di uno dei ragazzi che poi si è messo al lavoro. Questa riqualificazione ha avuto anche il pregio di recuperare mobili, sedie, tavoli, tendaggi, che da tempo erano stati abbandonati nei depositi comunali, oltre ad attivare le risorse del territorio per la donazione di materiale necessario per l’autocostruzione o per la realizzazione vera e propria del palco e di alcune pareti. Questo è l’esempio di come un’amministrazione pubblica possa evitare inutili sprechi, dispersione di risorse e, solo con la volontà di mettere insieme ciò che la realtà già offre, possa realizzare importanti interventi con poco impatto sulla spesa pubblica.

Portare a termine il progetto non è stato semplice. Ci sono state salite, discese, tratti più impervi, ma come in una gita in montagna, quando la salita si fa più ripida e le gambe sembrano non voler più proseguire il cammino, una volta arrivati in cima, una volta realizzata la Casa di Quartiere Ciriè 9, non si può che godere della bellezza che si ha di fronte.

LA CITTÀ CHE VORREI. IL PRIMATO DELLA CREATIVITÀ SOCIALE.

Quanto vorrei un Comune capace di stare vicino agli Enti del Terzo Settore, senza sostituirsi, senza essere il “protagonista” a tutti i costi.

La città non è retta dal Comune, dalle politiche sociali all’educazione, dalla salute al lavoro.

In questo tempo di Pandemia Covid ho visto associazioni e opere crescere, modificarsi, rinnovarsi per rispondere con responsabilità, sacrificio e apertura ai bisogni del momento.

Un Comune che non riconosce il primato della creatività sociale, che non la difende con tutte le sue forza, è un’istituzione solamente funzionale ai programmi dei politici che lo governano.
Gli enti del terzo settore vengono “usati” semplicemente per eseguire cose già programmate.

Bisogna decidere se avere una politica che difende una novità di vita e di opere nel presente oppure il suo contrario.

I milanesi devono decidere se favorire un’amministrazione, come quella attuale di Beppe Sala, che usa la società come strumento per raggiungere i suoi scopi, per manipolarla a proprio piacimento, oppure favorire un’amministrazione che sia veramente al servizio della vita sociale, capace di riconoscere il bene che è già presente nella nostra comunità.

A MILANO CADONO I TETTI DELLE SCUOLE.

Serve un cambio di passa sul l’edilizia scolasticao.

Durante la chiusura l’assessore Limonta (delegato all’edilizia scolastica)non si è minimamente preoccupato di mandare i suoi tecnici (li gestisce lui, decide lui dove inviarli a fare i sopralluoghi ecc) per verificare quelle infiltrazioni d’acqua e magari risolvere il problema, i bambini sarebbero rientrati dopo pochi giorni. La manutenzione ordinaria è stata affidata dal Comune di Milano a MM (Metropolitane Milanesi), la stessa società che si occupa delle manutenzioni delle case popolari.

“Ci siamo insospettiti quando giovedì mattina, rientrando all’asilo, i commessi ci hanno invitato a non entrare dall’ingresso principale ma dal retro. Poi ci siamo accorti del motivo: una parte del controsoffitto era crollata nell’atrio. Noi genitori siamo preoccupati. Fortuna che la caduta è avvenuta durante la chiusura del plesso”. Chiara Mauri è la mamma di un bimbo di 4 anni che frequenta la scuola dell’Infanzia comunale di via Monterotondo 10, a Niguarda. Come lei, tanti altri genitori degli oltre 100 bimbi iscritti chiedono al Comune “interventi. Il 16 dicembre colava acqua dal soffitto”.

A dare manforte ai genitori, l’assessore all’Educazione del Municipio 9 Deborah Giovanati: “Il Comune era a conoscenza dell’infiltrazione – sottolinea – ma non ha effettuato alcun intervento. Non è accettabile”.La risposta dell’assessore all’Edilizia scolastica Paolo Limonta è arrivata subito: “Da martedì, con i tecnici di MM che si occupano di manutenzione ordinaria, farò un sopralluogo.”

Quando l’assessore Limonta mi ha scritto del sopralluogo di martedì prossimo, ho risposto che andava fatto domani (cioè oggi) quando i bambini non ci sono e prima che rientrino di nuovo. Le educatrici devono stare tutte bardate a protezione loro e dei bambini e l’assessore invita ad entrare in un asilo durante l’orario scolastico numerose persone esterne tra tecnici comunali, di MM e rappresentati istituzionali?

Il Comune di Milano era a conoscenza delle infiltrazioni avvenute nel mese dicembre, infatti le educatrici erano costrette a mettere i secchi sul pavimento per raccogliere l’acqua che cadeva dal soffitto della scuola dell’infanzia.
Nessun intervento e la scuola chiude per le vacanze natalizie.
Piove e nevica (che novità straordinaria?!?)

Logicamente a questa mia richiesta, con le motivazioni descritte, non ho ricevuto neanche una risposta di cortesia.

Ennesimo fallimento della gestione scuole. Manutenzione ordinaria trascurata che si trasforma in straordinaria. Ma quante situazioni di questo tipo siamo costretti a vedere ancora?!

Milano #Niguarda

Articolo di Marianna Vazzana su #IlGiorno
https://www.google.it/amp/s/www.ilgiorno.it/milano/cronaca/crolla-il-controsoffitto-paura-alla-materna-1.5894157/amp

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Donne, politica ed elezioni a Milano: la parola a Deborah Giovanati

Donne, politica ed elezioni a Milano: la parola a Deborah Giovanati
Una città, per poter consentire a chi produce di esprimere tutto se stesso, deve essere amministrata bene e da gente competente. Forse è una banalità. Anzi, che è peggio, forse lo era. Oggi è invece una affermazione rivoluzionaria, come dire che le foglie sono verdi d’estate o che fare figli è una cosa bellissima.

E per sentire queste verità rivoluzionarie abbiamo deciso di intervistare, nella nostra mission di cercare e portare alla luce la politica migliore, Deborah Giovanati. Madre, Assessore del Municipio 9, politica per passione, il cui punto di vista non è mai scontato.

1. Milano andrà ad elezioni l’anno prossimo, quali sono le priorità economiche per la città?

Ecco come si decide che cosa è priorità? Bisogna ascoltare la città, non alla fine del mandato come sta facendo Sala (meglio tardi che mai), ma in un dialogo continuo. Nel dialogo con il mio territorio sono emerse alcune priorità: lavoro, povertà alimentare e educativa, contrasto alla solitudine sia per la fascia anziane e tante famiglie con componenti con disabilità.
2. Nella tua esperienza di madre e politica, la Milano che produce e amministra valorizza abbastanza le donne?

A Milano sicuramente siamo un passo avanti rispetto ad altre zone del Paese. C’è la possibilità perché anche le donne possano fare la loro parte. Però tante volte in una Città come a Milano cosa viene chiesto di fatto alle donne? Di non avere figli! Eh sì, perché la nascita di un figlio viene vista come un impedimento. Invece non è così! Abbiamo tante esperienze positive. Ecco su questo dobbiamo fare ancora tanta strada.

3. Cosa ne pensi degli uomini così deboli che vogliono tacitare le donne in politica? esistono ancora? Si possono definire uomini?

Esistono eccome. Soprattutto verso donne che dicono la verità. Noi donne abbiamo una certa capacità a tenere insieme i pezzi, gli uomini tante volte pensano solo a loro stessi e alle loro ambizioni personali. Ma non ne farei una differenza di sesso, qua è proprio una differente visione di cosa vuol dire fare politica. Tra chi pensa alla propria poltrona, unicamente, e quindi farebbe di tutto per l’unico obiettivo particolare e chi vuole rimettere in moto persone che si vogliono dedicare al proprio territorio per costruire qualcosa per la propria città.

4. Come possiamo rivoluzionare una città che appare aver perso la sua anima?

L’anima non è persa, vive nei milanesi che ogni giorno si alzano vanno a lavorare, a studiare, ad occuparsi dei propri cari. Questa è l’anima di Milano, ce l’abbiamo sempre avuta sotto agli occhi. Hanno smesso di guardarla pensando al luccichio di foto ben fatte per le copertine patinate o per qualche taglio di nastro in più. È ora di riguardare la vita della gente di Milano.

5. Che caratteristiche dovrebbe avere il sindaco ideale per te?

Il Sindaco di Milano deve essere una persona che conosce la sua città e le sue dinamiche. Che non abbia paura di mettere piedi e mani in tutti i quartieri e abbia allo stesso tempo la capacità di guardare anche fuori in un contesto internazionale. Una persona audace, che non abbia paura di rischiare per far crescere la città. Concretezza e lungimiranza non possono mancare.

Milano: niente restyling per la scuola Pavoni, il Comune cambia idea e la ricostruisce

16,8 milioni di euro per l’opera che da cronoprogramma verrà completata entro il 2023. L’assessore Giovanati: “Limonta segue la posizione del centrodestra del Municipio 9 sconfessando i suoi del PD”.

La secondaria di primo grado Pavoni verrà abbattuta e ricostruita ex novo. Il Comune di Milano ha abbandonato il progetto di riqualificazione convertendolo in un rifacimento totale della struttura, ferma dal 2015 quando venne rilevata la presenza di amianto nel corso di alcuni lavori sulle facciate della scuola. Ad annunciarlo, l’assessore all’Edilizia scolastica Paolo Limonta durante il suo intervento presso il laboratorio sociale nel giardino condiviso Isola Pepe Verde, davanti ad una platea di genitori interessati allo stato dell’arte dei lavori che riguarderanno le scuole del Municipio 9.

Sono cinque anni che il quartiere, le famiglie e gli studenti attendono risposte concrete che possano mettere fine allo stallo dei lavori della Pavoni che, già da tempo, avrebbero dovuto interessare la struttura. Non si tratta solo di un problema logistico per la popolazione scolastica che ha dovuto trasferirsi all’interno del plesso di via Crespi 1, dove ha sede la primaria, ma anche di una questione di sicurezza. L’edificio nel corso degli anni, infatti è stato teatro di occupazioni abusive da parte di soggetti senza fissa dimora che hanno creato numerosi disagi agli abitanti del quartiere, risolti poi grazie all’intervento del Municipio 9 che ha richiesto e ottenuto lo sgombero degli occupanti e l’installazione di paratie per bloccare nuovi ingressi.

Secondo il cronoprogramma, reso noto dall’assessore Limonta, la nuova Pavoni dovrebbe essere completata entro il 2023, dopo una prima fase relativa alla demolizione e alla bonifica – che dovrebbe essere avviata già ai primi di dicembre 2020 con termine previsto per l’estate 2022 – cui faranno seguito i lavori di costruzione del nuovo edificio. Un’opera del valore complessivo di 16,8 milioni di euro, che una volta realizzata potrà contare di 18 aule per la didattica, un’aula professori, 5 laboratori, una biblioteca, uno spazio polifunzionale di 150mq, una palestra dotata di spogliatoi, un ampio spazio mensa, due uffici amministrativi ed una segreteria didattica.

Il cambio di programma del Comune, che è passato dall’idea iniziale di riqualificazione della struttura ad un progetto di abbattimento e demolizione, non è passato inosservato all’assessore con delega all’Educazione, Istruzione, Politiche Sociali, Salute e Casa del Municipio 9, Deborah Giovanati: “Sorprende che la battaglia voluta dal centrodestra nel Municipio 9 per la demolizione e la ricostruzione della scuola venga oggi intrapresa dal Comune, quando la posizione del PD nel corso degli anni era totalmente opposta, proponendo solo una riqualificazione dello stabile – ha commentato – Cosa ha fatto cambiare idea a Limonta?”.

Lo sguardo si sposta sui plessi scolastici del quartiere e Giovanati aggiunge: “Vedere una scuola chiusa e abbandonata sicuramente non è bello. Ma siamo sicuri che per le scuole del Municipio 9 sia la priorità? Noi abbiamo indicato anzitutto interventi sulle scuole che ora sono utilizzate, come quella di via Scialoja che versa in uno stato fatiscente, Passerini per l’abbattimento delle barriere architettoniche o Maffucci per la mancanza di spazi adeguati, o ancora la Cesare Cantù”.

Effettuare una vera ricognizione dei luoghi rispetto alle esigenze del fabbisogno scolastico del territorio è l’idea sostenuta da Giovanati: “Non basta dire costruisco una scuola nuova – osserva – ma bisogna capire qual è il reale fabbisogno dell’intero quartiere e come sfruttare al meglio tutti i luoghi, evitando di lasciare spazi sottoutilizzati”.

Le fa eco il presidente del Municipio, Giuseppe Lardieri (FI): “Non appena insediati abbiamo proposto l’abbattimento e la ricostruzione, in modo da accorciare i tempi e risparmiare rispetto ai costi di riqualificazione su una struttura vecchia, che avrebbe poi richiesto sempre interventi di manutenzione, e siamo sempre stati attaccati per questo – spiega – abbiamo perso 4 anni per ritornare a quello che noi sostenevamo fin dall’inizio, adesso ci vorranno 3-4 anni per ricostruirla, quindi in totale 8 anni per realizzare una scuola, quando si sarebbe potuta fare prima”.

C’è poi la questione economica: “I 16,8 milioni di euro necessari alla realizzazione dell’opera dove sono? – si domanda – Inizialmente avevano stanziato 8 milioni di euro per la riqualificazione, poi avevano partecipato ad un bando del Miur, ma ancora non siamo stati informati se il bando è andato a buon fine”. La domanda, in attesa della risposta da parte del Comune, rimane aperta.

Micol Mulè https://www.informatore.info/2020/10/10/scuola-pavoni/?fbclid=IwAR14VosDudTYCcNIYjTT3k3SxaYSF8GGzktSiY-HVGgrsLb_Vhi0Fe5y5QQ

Deborah Giovanati
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