Ddl Zan, pluralismo di idee o pluralismo a senso unico?

La vicenda dell’iniziativa di Manifatture Teatrali Milanesi di dare uno sconto di 10 € sul biglietto teatrale a chi si presenta con scritto sulla mano “DDL ZAN” mi ha molto interrogato.

Come prima impressione istintiva ho pensato che erano affari loro.

Tuttavia, qualcosa mi stonava, non mi sembrava proprio un atto di libertà escludere qualcuno da un beneficio sulla base del consenso o meno ad una proposta di una legge dello Stato.

No! Questa cosa non va bene! Si divide la società a pezzi, compiendo di fatto una discriminazione verso chi non si vuole adeguare al pensiero pro DDL Zan.

È un messaggio molto pericoloso, sottile, quasi impercettibile, che vorrebbe incolpare e denunciare visivamente alcune persone sulla base del loro pensiero. Ma se fosse avvenuto il contrario? 

L’art 4 del DDL Zan recita che “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti.” Quindi, sulla base di questo articolo, come dovremmo considerare l’iniziativa di MTM? 

Non è un atto discriminatorio verso chi non è disposta a scriversi sulla mano “DDL Zan”? Non si rischia di istigare alla violenza verso chi non ha questo “marchio” sul corpo? I totalitarismi si comportano cosi: spacciano per pluralismo e libertà il pensiero unico propaganda di regime. Chi non si adegua è tagliato fuori dalla società.

La mia Niguarda. Quando le priorità sugli interventi urbanistici sono fondamentali.

La mia Niguarda. La mia casa. In questi anni è stata abbandonata dall’amministrazione comunale, nonostante le nostre numerose richieste.

Tranne che per una cosa. L’amministrazione si é fissata per la chiusura di Piazza Belloveso.

Beppe Sala doveva mettere la sua bandierina di urbanistica tattica anche in periferia, quindi tolti i parcheggi e pittato per terra con colori già sbiaditi, ecco che i milanesi pagano 35.000€.

Ora intende rendere definitiva la pedonalizzazione.

L’assessore alla mobilità del Comune di Milano annuncia sul suo profilo Facebook il rifacimento definitivo di Piazza Belloveso.

990 mila euro costo dell’opera, ma con la stessa cifra potevamo quantomeno rifare strade, marciapiedi e abbattere le barriere architettoniche del quartiere. Le priorità erano ben elencate in una delibera del #Municipio9 dopo un confronto con i cittadini.

Quella piazza non era la priorità. Il quartiere ha bisogno di altre attenzioni. Prima avrei risolto queste, anziché spendere i soldi dei milanesi solo per perseguire un proprio progetto ideologico fuori dalla realtà.

Un nuovo modo di fare centri donna

CENTRO MILANO DONNA del MUNICIPIO 9 - PUNTO VIOLA In questi giorni abbiamo visto tutti i numeri sulla perdita del lavoro, sulla disoccupazione. In #Municipio9 abbiamo deciso di investire sul lavoro delle donne. Le donne assistono, non hanno bisogno di essere assistite. Hanno bisogno di essere ascoltate, consigliate e indirizzate. Ma poi ce la fanno perfettamente da sole. È questo il messaggio da far passare: facciamo già molto, ora la comunità deve supportarci. Il Bando per partecipare alla creazione del CMD del Municipio 9 Punto Viola è pubblicato sul sito del Municipio 9 e scadrà l’ 8 marzo 2021, in occasione della festa delle donne.

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PROGETTO G124 di Renzo Piano. Riqualificazione dell’immobile di Via Ciriè

Ora in un libro la descrizione dell’intervento di riqualificazione che nel 2019 abbiamo realizzato nella Casa di Quartiere #Cirié9.

La sede del nostro centro aggregativo che versava da troppo tempo in uno stato di degrado e abbandono.
Si è potuto realizzare grazie alla collaborazione del Politecnico di Milano, del Senatore a vita Renzo Piano e alle tante aziende del territorio che hanno donato il materiale.

Portare bellezza per ridare dignità ad un quartiere di Deborah Giovanati

Quando si parla delle periferie di una grande città la tematica della bellezza è ricorrente. La realtà dei nostri quartieri è complessa e il degrado urbano, la sporcizia lasciata ai margini delle strade, i marciapiedi dissestati, il verde poco curato, la scarsa illuminazione portano ad un malcontento nella cittadinanza che rischia di acuire le fragilità già presenti. Nel brutto e nel disarmonico non si vive bene. E quando si parla di bellezza è chiaro che non si tratta solamente di una questione estetica, ma implica qualcosa di più profondo che c’entra con l’animo umano. 

Il disordine urbano dei nostri quartieri rischia di oscurare la ricchezza che in essi si sviluppa, l’impegno di tantepersone che nel tempo hanno dato vita ad associazioni, enti no profit, comitati, l’attività delle parrocchie di zona: risposte ai bisogni che emergono nel territorio, intensificati anche dalla recente crisi economica e della mancanza di lavoro.  

Come amministratori abbiamo il compito di valorizzare questo lavoro e di non far sentire sole le nostre comunità davanti alle sfide del tempo.  Questo è quello che è accaduto con il progetto del Senatore Renzo Piano. È stata la necessità di riportare bellezza nel quartiere popolare di Niguarda che ha reso possibile l’incontro tra il Municipio 9 e il progetto G124. Ci siamo confrontati in modo serrato con il Politecnico ed è stato da stimolo vedere l’energia del gruppo del progetto G124, Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri e Sara Sapone, guidate da Raffaella Neri. Il progetto è diventato l’occasione per consolidare i rapporti con le associazioni presenti nella struttura, di sensibilizzazione i cittadini nel considerarla come la loro “casa”, dove tutti possono contribuire a renderla migliore, per il bene di tutto il quartiere. Avere lo sguardo aperto su quello che accade può risvegliare anche la voglia di rimettersi in moto. Questo è accaduto con alcuni ragazzi del centro aggregativo, “Posso aiutarvi anch’io”, questa la reazione spontanea di uno dei ragazzi che poi si è messo al lavoro. Questa riqualificazione ha avuto anche il pregio di recuperare mobili, sedie, tavoli, tendaggi, che da tempo erano stati abbandonati nei depositi comunali, oltre ad attivare le risorse del territorio per la donazione di materiale necessario per l’autocostruzione o per la realizzazione vera e propria del palco e di alcune pareti. Questo è l’esempio di come un’amministrazione pubblica possa evitare inutili sprechi, dispersione di risorse e, solo con la volontà di mettere insieme ciò che la realtà già offre, possa realizzare importanti interventi con poco impatto sulla spesa pubblica.

Portare a termine il progetto non è stato semplice. Ci sono state salite, discese, tratti più impervi, ma come in una gita in montagna, quando la salita si fa più ripida e le gambe sembrano non voler più proseguire il cammino, una volta arrivati in cima, una volta realizzata la Casa di Quartiere Ciriè 9, non si può che godere della bellezza che si ha di fronte.

LA CITTÀ CHE VORREI. IL PRIMATO DELLA CREATIVITÀ SOCIALE.

Quanto vorrei un Comune capace di stare vicino agli Enti del Terzo Settore, senza sostituirsi, senza essere il “protagonista” a tutti i costi.

La città non è retta dal Comune, dalle politiche sociali all’educazione, dalla salute al lavoro.

In questo tempo di Pandemia Covid ho visto associazioni e opere crescere, modificarsi, rinnovarsi per rispondere con responsabilità, sacrificio e apertura ai bisogni del momento.

Un Comune che non riconosce il primato della creatività sociale, che non la difende con tutte le sue forza, è un’istituzione solamente funzionale ai programmi dei politici che lo governano.
Gli enti del terzo settore vengono “usati” semplicemente per eseguire cose già programmate.

Bisogna decidere se avere una politica che difende una novità di vita e di opere nel presente oppure il suo contrario.

I milanesi devono decidere se favorire un’amministrazione, come quella attuale di Beppe Sala, che usa la società come strumento per raggiungere i suoi scopi, per manipolarla a proprio piacimento, oppure favorire un’amministrazione che sia veramente al servizio della vita sociale, capace di riconoscere il bene che è già presente nella nostra comunità.

A MILANO CADONO I TETTI DELLE SCUOLE.

Serve un cambio di passa sul l’edilizia scolasticao.

Durante la chiusura l’assessore Limonta (delegato all’edilizia scolastica)non si è minimamente preoccupato di mandare i suoi tecnici (li gestisce lui, decide lui dove inviarli a fare i sopralluoghi ecc) per verificare quelle infiltrazioni d’acqua e magari risolvere il problema, i bambini sarebbero rientrati dopo pochi giorni. La manutenzione ordinaria è stata affidata dal Comune di Milano a MM (Metropolitane Milanesi), la stessa società che si occupa delle manutenzioni delle case popolari.

“Ci siamo insospettiti quando giovedì mattina, rientrando all’asilo, i commessi ci hanno invitato a non entrare dall’ingresso principale ma dal retro. Poi ci siamo accorti del motivo: una parte del controsoffitto era crollata nell’atrio. Noi genitori siamo preoccupati. Fortuna che la caduta è avvenuta durante la chiusura del plesso”. Chiara Mauri è la mamma di un bimbo di 4 anni che frequenta la scuola dell’Infanzia comunale di via Monterotondo 10, a Niguarda. Come lei, tanti altri genitori degli oltre 100 bimbi iscritti chiedono al Comune “interventi. Il 16 dicembre colava acqua dal soffitto”.

A dare manforte ai genitori, l’assessore all’Educazione del Municipio 9 Deborah Giovanati: “Il Comune era a conoscenza dell’infiltrazione – sottolinea – ma non ha effettuato alcun intervento. Non è accettabile”.La risposta dell’assessore all’Edilizia scolastica Paolo Limonta è arrivata subito: “Da martedì, con i tecnici di MM che si occupano di manutenzione ordinaria, farò un sopralluogo.”

Quando l’assessore Limonta mi ha scritto del sopralluogo di martedì prossimo, ho risposto che andava fatto domani (cioè oggi) quando i bambini non ci sono e prima che rientrino di nuovo. Le educatrici devono stare tutte bardate a protezione loro e dei bambini e l’assessore invita ad entrare in un asilo durante l’orario scolastico numerose persone esterne tra tecnici comunali, di MM e rappresentati istituzionali?

Il Comune di Milano era a conoscenza delle infiltrazioni avvenute nel mese dicembre, infatti le educatrici erano costrette a mettere i secchi sul pavimento per raccogliere l’acqua che cadeva dal soffitto della scuola dell’infanzia.
Nessun intervento e la scuola chiude per le vacanze natalizie.
Piove e nevica (che novità straordinaria?!?)

Logicamente a questa mia richiesta, con le motivazioni descritte, non ho ricevuto neanche una risposta di cortesia.

Ennesimo fallimento della gestione scuole. Manutenzione ordinaria trascurata che si trasforma in straordinaria. Ma quante situazioni di questo tipo siamo costretti a vedere ancora?!

Milano #Niguarda

Articolo di Marianna Vazzana su #IlGiorno
https://www.google.it/amp/s/www.ilgiorno.it/milano/cronaca/crolla-il-controsoffitto-paura-alla-materna-1.5894157/amp

Deborah Giovanati
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