Milano, pedala e basta

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Quando l’ideologia green è più forte dei bisogni reali dei milanesi

“Sarà ricordato il fatto che sto forzando i tempi della mobilità. Le piste ciclabili sono il provvedimento più visibile e dunque oggetto di polemica. Ma sono un segno della direzione in cui voglio andare”. Questa la dichiarazione del Sindaco Beppe Sala in un’intervista a Il Giorno il 12 giugno 2020.

La direzione è ben chiara, contro tutto e tutti, Milano deve pedalare, in senso letterale, con la bicicletta.

Per andare al lavoro, a scuola, dal parrucchiere, dal negoziante, tutto in bicicletta.

Affrontare a suon di pedalate le varie incombenze che i milanesi svolgono ogni giorno sembra quantomeno utopistico, ma anche se ammettessimo che questa mobilità sia adeguata agli stili di vita siamo sicuri che Milano può permettersi, in questo momento, di rilanciare solamente delle piste ciclabili? Di incentrare gran parte del lavoro del Sindaco su questo particolare?

 La Caritas Ambrosiana ci dice che un esercito di nuovi poveri è in aumento anche dopo la fine del lockdown. Nella sola Diocesi di Milano, ricevono beni alimentari 16.500 famiglie, cinquemila a Milano. Prima della pandemia nel capoluogo lombardo erano 2500. Più di mille famiglie hanno chiesto aiuto al Fondo San Giuseppe per chi ha perso il lavoro: sono 524 le persone (il 49% italiani e il 51% stranieri).

“A più di un mese dall’avvio della Fase 2 ha riaperto il 64% delle attività, il 21% non l’ha mai sospesa, ma il 15% delle imprese non ha ancora ripreso il lavoro. Fra chi non ha ripreso l’attività la maggioranza, il 51%, prevede di aprire nei prossimi mesi, mentre il 49% non sa se potrà riaprire, 37% o se dovrà chiudere definitivamente, 12%”, parola di Confcommercio.

I centri diurni disabili sono in grave difficoltà sulle riaperture. Le istituzioni scolastiche non sanno ancora che cosa accadrà a settembre e anche gli interventi di edilizia scolastica del Comune di Milano sembrano essere diretti a tamponare quanto manca ancora da fare del passato, più che guardare al futuro. Gli enti del terzo settore che faticano a vedere una prospettiva chiara di tenuta delle loro azioni. E la lista potrebbe proseguire.

Forse che il Sindaco ha paura di rischiare prospettive al di fuori del suo “campo sicuro”? Forse che è più facile tirare a campare ancora per qualche mese e “poi vedere come va” e valutare se rimetterci la faccia su una città che ha bisogno di tante risposte?

Come direbbero i miei nonni, contadini da generazioni, se vuoi che la terra porti frutto devi spenderci del tempo, zappare la terra, coltivarla, annaffiarla, strappare le erbacce e giorno per giorno lavorarci, con sudore e dedizione. Tanto lavoro da fare. Nessuna scorciatoia. E poi magari il frutto non sarà perfetto, magari capita una grandinata che ti rovina tutto, ma i miei nonni lo sanno, bisogna continuare a lavorare, su tanti aspetti, perché quello è il tuo compito, quello è il tuo dovere.

Il Sindaco di Milano dovrebbe far pedalare Milano, con l’aiuto di tutti e non solo con la bicicletta.

Per questo abbiamo depositato in consiglio comunale il “Piano per la ripartenza – Milano Riparte”http://www.milanoriparte.org con alcune priorità e suggerimenti di breve e lungo periodo per la ripresa della nostra città. Andate a consultarlo, dateci i vostri contributi e sottoscrivete la proposta.

IL LAVORO È DURO, LO SAPPIAMO, MA NON CI ARRENDIAMO ALLE DIFFICOLTÀ E VOGLIAMO GIOCARE LA NOSTRA PARTITA PER I MILANESI

Deborah Giovanati
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